venerdì 12 dicembre 2008

LETTERE.

Qui trovate tre lettere inviate per protesta rispettivamente la prima al giornale sanremonews ed al casinò di Sanremo, la seconda al circolo arci Bellezza di Milano a cui pero' conntinua a non arrivare er un errore del sito e la terza al cesnur.
So che si somigliano, ma si somigliano anche gli atteggiamenti reazionari e fascisti delle tre compagnie. Se qualcuno riuscisse a trovare un indirizzo dell'arci Bellezza funzioante mi farebbe un favore! Grazie!

Leggendo le lettere troverete anche le motivazioni.
Queste sono le fonti:
http://www.casinosanremo.it/on-line/Home/IlCasino/Contatti.html
http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=76667
http://it.youtube.com/watch?v=GFdwIR_PgTA
http://it.youtube.com/watch?v=WEMyoI1xGGI
http://www.arcibellezza.it/
http://www.cesnur.org/2007/mi_preti.htm


to area.manifestazioni@casinosanremo.it
cc area.stampa@casinosanremo.it; direttore@sanremonews.it
date Dec 12, 2008 8:37 PM
subject Martedi' letterari:VERGOGNA.

Buonasera.
Vi scrivo solo per l'incapacita' personale di rimanere zitto davanti alle ingiustizie ed alle prepotenze.

Una semplice comunicazione diretta tra cittadino ed istituzione cosa a cui sembra non siate abituati, per dirvi che la partecitazione di Licio Gelli ai martedi' letterari del 9 dicembre chiarisce molto bene il vostro pensiero, in linea con quello di Gelli: continuare a impaurire le persone con lo spettro del comunismo e delle brigate rosse, usando toni qualunquisti per mettere le due cose sullo stesso livello. Cosa che Gelli continua a fare nella sua trasmissione televisiva.

Se vi accusassi di fascismo credo che non vi offendereste nemmeno.

İn questo modo, avete chiaramente voluto onorare l'immagine di personaggi che per anni hanno insultato non solo l'immagine del socialismo, del comunismo italiano e della resistenza, ma hanno anche riportato in forza il potere fascista, avuto connessioni con personaggi mafiosi, fatto pagare ad una intera nazione i propri errori mentre le loro tasche si arricchivano ma soprattutto sono responsabili di crimi come il depistaggio stragista.
Ma queste cose le sapete bene.

Probabilmente vi crederete molto superiori a queste mie indignazioni; immagino le riteniate cose da provinciali o da idealisti perdenti che non sanno fare altro che protestare perche' sono solo invidiosi. Questo vostro atteggiamento dimostrerebbe solo la verita' delle mie idee nei vostri confronti.

Ma la mia onesta' mi vieta di passare oltre senza alzare la testa e dirvi come sia vergognoso il vostro operato.

Solo un consiglio.
Sappiate che le persone di cui dimostrate essere amici e da cui immagino vi sentiate onorati di essere in contatto, quelle persone che con tanti sorrisi entrano nel vostro circolo a parlare e che sembrano tanto buone nei vostri confronti, non esiteranno a rovinarvi se vi azzarerete ad andare contro a qualunqe loro interesse. Lo hanno gia' dimostrato in precedenza; con loro o si bassa la testa sempre o si diventa estremi nemici da liquidare senza esitazione; ed anche obbedendo agli ordini saranno sempre pronti ad insultarvi e rinnegarvi appena arrivera' un miglior offerente.
Di sicuro penserete che non e' questo il vostro caso.

La vostra maschera di democraatici che vogliono far sentire tutte le voci, anche quelle piu' scomode, e' solo un atteggiamento meschino che fa presa solo su bigotti, fascisi o chi non sa come sia andata la storia.

Democrazia non e' stare sempre in mezzo o al di spra delle parti per prendere le stesse distanze a tutti; democrazia e' prendere una decisa posizione ETİCA e prendere bene le distanze da chi come Gelli ha sempre tentato e riuscito di tagliare ogni diritto alla liberta'.

Ogni parola che non sia pura indignazione contro persone come Gelli e' un İNSULTO ALL'İNTERA NAZİONE.

Saluti.


to "info@arcibellezza.it"
date Dec 8, 2008 5:39 PM
subject Vergognatevi!

Buonasera.
Vi scrivo solo per l'incapacita' personale di rimanere zitto davanti alle ingiustizie ed alle prepotenze.

Una semplice comunicazione diretta tra cittadino ed istituzione cosa a cui sembra non siate abituati, per dirvi di togliere ogni immagine di Gramsci o Marx, ogni riferimento alla resistenza partigiana ed a ogni forma di progressismo dalla vostra sede.

La serata da voi dedicata a due personaggi come Chiambietti e Berlusconi figlio e' la chiara immagine di quello che siete.

İn questo modo, avete chiaramente voluto onorare l'immagine di personaggi e di aziende che per anni hanno insultato non solo l'immagine del socialismo, del comunismo italiano e della resistenza, ma hanno anche riportato in forza il potere fascista, avuto connessioni con personaggi mafiosi considerandoli eroi, fatto pagare ad una intera nazione i propri errori mentre le loro tasche si arricchivano ma soprattutto sono responsabili "della condizione, come suol dirsi, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabili dell'abbandono «selvaggio» delle campagne, responsabili dell'esplosione «selvaggia» della cultura di massa e dei mass media, responsabili della stupidità delittuosa della televisione, e distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori" come direbbe Pasolini.

Probabilmente vi crederete molto superiori a queste mie indignazioni; immagino le riteniate cose da provincili o da idealisti perdenti che non sanno fare altro che protestare perche' sono solo invidiosi. Questo vostro atteggiamento dimostrerebbe solo la verita' delle mie idee nei vostri confronti.

Ma la mia onesta' mi vieta di passare oltre senza alzare la testa e dirvi come sia vergognoso il vostro operato.

Solo un consiglio.
Sappiate che le persone di cui dimostrate essere amici e da cui immagino vi sentiate onorati di essere in contatto, quelle persone che con tanti sorrisi entrano nel vostro circolo a parlare e che sembrano tanto buone nei vostri confronti, non esiteranno a rovinrvi se vi azzarerete ad andare contro a qualunqe loro interesse. Lo hanno gia' dimnostrato in precedenza; con loro o si bassa la testa sempre o si diventa estremi nemici da liquidare senza esitazione; ed anche obbedendo agli ordinisaranno sempre pronti ad insultarvi e rinnegarvi appena arrivera' un miglior offerente.
Di sicuro penserete che non e' questo il vostro caso.

Da quelle persone e da quelle aziende ritengo che ogni complimento ricevuto sia un insulto.

İnvitandoli nelle vostre stanze avete quindi İNSULTATO L'İNTERA NAZİONE.

Saluti


to cesnur_to@virgilio.it
date Nov 27, 2008 4:43 PM
subject Cesnur somiglia a censura.

Buonasera.
Vi scrivo solo per l'incapacita' personale di rimanere zitto davanti alle ingiustizie ed alle prepotenze.

Una semplice comunicazione diretta tra cittadino ed istituzione cosa a cui sembra non siate abituati, per dirvi che i vostri tentativi di censurare o far passare per fasullo il documentario Sex Crimes and the Vatican e' solo l'ennesima dimostrazione di come preferiate coprire la verita' e colpire la comunicazione.
Sarebbe molto piu' dignitoso per papa ratzingher farsi processare e dimostrare la sua innocenza come qualunque altro cittadino, per i processi a lui intentati nel periodo discusso nel documentrio citato.

Distinti saluti.

lunedì 8 dicembre 2008

TANTO PER CHİARİRE CHE NON SİAMO LİBERİ FİNO A QUANDO CREDİAMO ALLE FAVOLE.



If the video is not opening go here http://www.vtunnel.com/
and search for this http://www.youtube.com/watch?v=KE2lYN9ihAM&feature=related

lunedì 28 luglio 2008

İL CERCHİO Sİ STRİNGE.

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare."


-Bertolt Brecht-

mercoledì 23 luglio 2008

BIZ ERKEK DEĞILIZ


If the video is not opening go here http://www.vtunnel.com/
and search for this http://www.youtube.com/watch?v=tjQa4N8CZ1Q

Sono da sei mesi in Turchia, ad Istanbul.
In questo tempo ho visto almeno due o tre manifestazioni al mese nel centro della città!
Non enormi, non organizzatissime, ma aperte, chiare, e soprattutto libere.
A volte per der i diritti degli operai, altre volte per i dirritti delle donne, a volte di destra a volte di sinistra, a volte con gruppi di 50 persone, altre volte di 30 e altre ancora di 200 o 300.
Ma ogni volta si sente chiaramente la voglia delle persone a partecipare. Ci sono sempre persone affacciate alle finestre che fanno fotografie o applaudono.
Tanto per farvi un esempio, quando fu uccisa quell'artista che faceva autostop vestita da sposa in Turchia, ci fu il giorno dopo una manifestazione intitolata NON SIAMO UOMINI, e aperta da ragazzi con veli da sposa di colore nero. Se quell'assassino era un uomo allora noi non siamo uomini!

Molti si immaginano che sia un paese dove la libertà e la partecipazione sono bloccate e tenute in silenzio.
Il regime di polizia qui è estremamente duro e la censura si vede. E' vietato manifestare il primo maggio e i poliziotti sono particolarmente violenti quando intervengono, e circa due mesi fa, per esempio, youtube è stato chiuso dal governo per causa di alcuni filmati considerati offensivi per la repubblica turca. Nessun problema, ci sono altri siti che tolgono la censura e fanno vedere tutto.
Ma non ho mai visto la repressione di una manifestazione! Non ho mai visto scene nemmeno lontanamente somiglianti a quella di Napoli quando un gruppo che manifestava per l'emergenza rifiuti è stato fermato senza motivo, gli sono stati tolti i cartelloni ed un ragazzo ha rischiato di essere portato via per aver dello 10 parole in un megafono.
Il motivo secondo me è tanto semplice quanto eccezionale; le persone qui vogliono partecipare!
Vi immaginate in Italia una manifestazione fatta per scusarsi della morte di un ecstracomunitario data in televisione ed applaudita?
Non fraintendetemi anche qui ci sono cose che non vogliono siano dette, ma quella che è la forza e il motore è la continua partecipazione spontanea delle persone che ancora si riconoscono persone quando sono in piazza!

Quello che prima di tutto può fermare la repressione sono gesti come quello delle signore che a Napoli hanno aiutato quel ragazzo di cui parlavo, cercando di proteggerlo e non facendolo portare via.

Già mi immagino le risposte di molti!
Ma i turchi pensino ai fatti loro che hanno fatto di peggio; ma tanto la polizia quando vuole non la puoi fermare anche se ti aiutano, ma tanto... ma tanto... ma tanto...
A chi piacciono i "ma tanto..." ha già perso!

martedì 22 luglio 2008

HO TROVATO QUESTO.

`Troppo spesso il consumo di opere d’arte svolge per gli intellettuali una funzione distintiva analoga a quella delle griffe e degli status simbol per gli arricchiti, oppure una funzione consolatoria paragonabile a quella della religione per i devoti`.

lunedì 21 luglio 2008

ABBIAMO IL DOVERE DI DENUNCIARE IL VATICANO.



If the video is not opening go here http://www.vtunnel.com/
and search for this http://www.youtube.com/watch?v=KE2lYN9ihAM&feature=related

martedì 17 giugno 2008

PRODOTTO Dİ QUALİTÀ E PECORE NERE.



Se il video non si apre provate qui.
http://www.vtunnel.com/
e cercate http://it.youtube.com/watch?v=rkO1ZvWX9F8

CERTE DOMANDE DOBBİAMO FARLE!




Non fraintendetemi, non voglio parlare male dei democratici americani. Questo è niente in confronto a cosa i repubblicani hanno fatto e stanno facendo!

Di questo video la cosa che mi preoccupa, o che meglio dire mi spaventa, è la gente in sala che guarda la scena e non aiuta il ragazzo.
Alcuni ridono addirittura.
E consiglio a tutti di cercare informazioni sulle associazioni bohemian groove e gli skull and bones.
Lascio a voi farvi un'idea di cosa sta succedendo.

Se non riuscite a vederlo provate qui.
http://www.vtunnel.com e cercate http://it.youtube.com/watch?v=sE76LQwT6qA&feature=related

martedì 10 giugno 2008

BİSOGNA CHE LO DİCA.


Se il video non si apre provate qui.
http://www.vtunnel.com e cercate http://www.youtube.com/watch?v=mn6HSNHzYZU

Una notizia ne collega un'altra e qualche sera fa dopo tanto tempo ho ricominciato a prendere informazioni su argomenti che da tempo non seguivo.
Anni fa in accademia seguivo un corso riguardante la storia della simbologia.
Lì per la prima volta sentii parlare della tribù dei Dogon. Non starò ora a spiegarvi tutto ma la le loro conoscenze astronomiche sono ancora un mistero per la scienza e per la storia.
Come dicevo, le informazioni si collegano e cercando notizie su di loro ho ampliato il raggio delle connessioni e sono arrivato a questo video.
Difficile non crederci; difficile crederci.

martedì 27 maggio 2008

BELLEZZA E MOVİMENTO.

L'avevo già detto vero?
Si credo di si anche se non so con quali parole.
Ma ci tengo a sottolinearlo.
Vedo molte linee di cose che si incontrano e si uniscono in quella che chiamiamo realtà e che per me non si allontana dall'idea di bellezza. Ma non sono queste le parole adatte. Si unisono cose che vivono realtà separate, ma in questo caso sono tutte parte della stessa reatà; che però sa allargarsi tanto da diventare altro ai nostri occhi, e quando quelle rare volte uno dei tanti veli cade e per poco possiamo guardare un pò più chiaro, ci appare quell'immensa unione che immediatamente cerchaimo di decifrare. Ma quello è l'errore, non è da comprendere con la logica, ma col respiro.

Molto confuso lo so, ma per capire vi chiedo di provare a respiarlo.

venerdì 23 maggio 2008

İ BUFALİ SONO MEGLİO Dİ NOİ.


Se il video non si apre provate qui.
http://www.vtunnel.com/index.php/1010110A/fdad7b2152dec056b935cde364a75010a18a5608bad2b784bbdd6438a1667d68b200d5c9c8c10716512

Non credevo di riuscire a guardare qusto video fino in fondo. Cercate anche voi di sopportare i primi quattro minuti e trenta secondi di crudeltà epoi sarete lieti di aver visto tutto il filmato.

Chi ci comanda non è più forte di noi, e forse non lo è mai stato, ma riesce a tenerci silenziosi e chiavi isolandoci, demoralizzandoci, impaurendoci, e facendoci credere di non essere abbastanza forti.

Ascoltate le voci delle persone che stanno facendo il filmato, continuano a dire è troppo tardi! È troppo tardi! È troppo tardi!
Probabilmente è tipico di chi ormai ha imparato a non credere nell'unione, di chi ha ascoltato anche troppo i comandai dall'alto ed ha accettato di essere demoralizzato.

La rivoluzione oggi è non cedere a chi vuole convincerci che ormai è troppo tardi e vuole farci smettere di credere di poter riuscire.

domenica 27 aprile 2008

LA PROPAGANDA NAZİSTA NON Sİ È ANCORA FERMATA.


Se il video non si apre provate qui.
http://www.vtunnel.com/index.php/1010110A/a6259e8506c3416631348bf759e354cfd35d09776d1b1f4db4f936da23a7e679915b7bbb84278117197


Più sai di una persona, più sai di una nazione, e più puoi controllarla!
Senza usare una violenza diretta e visibile.

İ potenti che conoscono le fostre informazioni posso usarle contro di noi per influenzare le nostre vite, le nostre idee, i nostri gusti, il nostro modo doi pensare.
Basti prendere per esempio una qualunque industria che vuole farsi pubblicità; spenderà cifre incredibili solo per informarsi dei gusti e dello stile di vita delle persone ed in questo modo potersi presentare a loro nel modo più adatto, e convincerle a dover comprare quello che la fabbrica produce anche se sono cose inutili o addirittura pericolose per la salute.

Un sito come facebook, ha continue proposte di giochi e servizi che per esempio ci dicono il nostro livello di inteligenza o il nostro stile di vita.

Con tutte queste infromazioni qualunque organizzazione puòı avere un controllo silenzioso ma potente sulle nostre vite e soprattutto usare in modo più potyente la loro PROPAGANDA.

Lo facevano già i nazisti

Pensate al potere che un sito come facebook può avere per i governi; e noi non possiamo nemmeno sapere chi è che realmente controlla facebook.

Ci sono modi molto migliori per restare in contatto e trovare nuovi amici!

sabato 26 aprile 2008

HO VOGLİA Dİ LAVORARE.

Oggi piove.
Ho voglia di lavorare. Di sporcarmi le mani e le gambe di fango.
Di sentire la bocca senza saliva e le spalle indolenzite; abbracciare qualcuno per alzare meglio un peso troppo grande da issare da soli.
Chiedere di grattarmi la barba perchè ho le mani impegnate; sentire i muscoli delle cosce che si contraggono e si rilassano ogni volta che un passo è stato fatto.
Guardarmi in giro per capire cosa rimane ancora da fare e vedere che servirà molta energia ma non sarà buttata al vento.

Asciugarmi il sudore e vedere un immagine crescere.

martedì 22 aprile 2008

LOGİCA DELLA STORİA E REALTÀ DEL MONDO CONTADİNO

"Che cosa hanno essi a che fare con il governo, con il potere, con lo stato. ...
Per i contadini lo stato è più lontano del cielo e più maligno, perchè sta sempre dall'altra parte. Lo stato è una delle forme del destino come il vento che brucia i raccolti e la febbre che rode il sangue."

-Carlo Levi-

giovedì 17 aprile 2008

CENSURA ED İ REALİ NEMİCİ PUBBLİCİ.

Credevo non fosse voluto, probabilmente solo un problema sulla linea.
Ma ora si ripete e quindi comincia ad essere una prova.
Stavo cercando di vedere questo video
http://it.youtube.com/watch?v=hnpFfBMgfKU&NR=1
ma il governo turco non mi permette di vederlo tutto. Dopo dieci minuti di visione ha chiuso il sito. Penserete che esagero. Non dico certo che ha chiuso ogni sonnessione solo per colpa mia ma non dovrebbe essere difficile per chi controlla la rete telefonica bloccare l'ingresso di un solo compiuter se quel computer chiede accesso ad informazioni scomode per i potenti.
Non è la prima volta ed anche le precedenti mi è sucesso guardando video che parlavano di società segrete, di informazioni su politici, video che dimostravano collegamenti tra potere, corruzione e manipolazione delle informazioni per il controllo della società. Non succede se guardo un video di una canzone deficente ad esempio.

Provate ad aprire il video che trovate qui sotto con il titolo siamo tutti in pericolo ma credo nella vita.

A me dice che non è più disponibile.

Dobbiamo stare in guardia.
Alzare le orecchie al primo tentativo di cancellare informazioni.


Queste sono le immagini dei reali nemici pubblici.

mercoledì 16 aprile 2008

SİAMO TUTTİ İN PERİCOLO, MA CREDO NELLA VİTA!

PORNOGRAFİA, FALSİTÀ E MİSTİCİSMO.

Si lo so non sono parole tutte mie ma meglio di niente!
Se guardiamo all'amore come qualcosa di completo possiamo vedertlo come sesso, tenerezza e amore o corpo, dolcezza e sentimenti.
Ma se li siepariamo diventano armi contro di noi.
Solo sesso e quindi solo corpo diventa pornografia.
Solo dolcezza e tenerezza diventano falsità, come quando ti sorridono tanto per convincerti a credere in qualcosa.
Solo amore o meglio solo sentimenti diventa misticismo, religione fanatica.

Se guardiamo la televisione e le informazioni ufficiali che ci vengono date ogni giorno troviamo solo pornografia, falsa tenerezza e religione perchè sono quelle che più vendono e controllano la nostra attenzione.

So che tutto questo è un discorso molto discutibile soprattutto per il senso che ognuno di noi da alle parole.
Tenerezza o sentimeni sono parole a cui solitamente diamo un valore positivo.
Ma quello che volevo sottolineare è l'uso che la comunicazione di massa ne fa per convincerci.
İn questo modo perdiamo quel tesoro indivisibile fatto di sentimento, sesso e tenerezza che sempre più difficilmente riusciamo a vedere come qualcosa di unito.
So che è qualcosa di tanto grande e bello che è difficile da sopportare; ma se riusciamo a trovarlo anche solo una volta capiamo la sua importanza.
Abbiamo bisogno a volte di tempo per capire, ma quello di cui parlo è molto al di fuori del tempo e dello spazio.

lunedì 24 marzo 2008

COSA SARÀ.

"Cosa sarà che fa crescere gli alberi e la felicità,
che fa morire a vent'anni anche se vivi fino a cento.
Cosa sarà a far muovere il vento, a fermare un poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato.
Oh, cosa sarà, che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte
all'ombra di un desiderio. Oh cosa sarà...
Che ti spinge ad amare una donna bassina perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l'hai bevuta.

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è.
Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
anche se è di niente che hai bisogno
cosa sarà che ti strappa dal sogno. Oh cosa sarà...
Che ti fa uscire di tasca dei "no, non ci sto"
che ti getta nel mare e ti viene a salvare, oh, cosa sarà…
Che dobbiamo cercare, che dobbiamo cercare.

Cosa sarà che ci fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico a parlare del futuro.
Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende. Oh cosa sarà…
Quell'uomo e il suo cuore benedetto
che è sceso dalle scarpe e dal letto, si è sentito solo.
E' come l'uccello che è in volo,
è come l'uccello che è in volo, si ferma e guarda giù."

-Testo e musica Lucio Dalla; cantata da Lucio Dalla e Francesco De Gregori-

http://www.youtube.com/watch?v=32wmi6HdzEI

sabato 22 marzo 2008

842

842
Bello è, nascosti, sentirsi cercare!
Piu' bello essere trovati,
se e' questo che vogliamo e della volpe
e' degno il cane.

Bene sapere e non dire,
meglio sapere e dire,
se puoi trovare quell'orecchio raro
che ti comprenda.

-Emily Dickinson-

martedì 11 marzo 2008

AGGİUNTA NECESSARİA.

Non avevo scritto forse la cosa fondamentale in 'quando Dio ha tremato'.
La scrivo qui.

Un giorno Bimbi in uno dei suoi pomeriggi, quelli in cui ha voglia di sapere cosa pensano i suoi studenti anche nelle cose più personali, ma per questo più vere, chiedeva a noi ragazzi se di una donna ci piacevano dipiù le puppe o il culo.
Uso ovviamente le sue stesse parole perchè sarebbe stupido far finta di voler parlare bene.
Chi rispondeva il culo, e chi le puppe, quando è arrivato a me ho risposto i fianchi. "Eeeee Cecchetti lei sempre a trovare altre risposte!" dice lui, e ridendo continua "qui la domanda è una. Preferisce le puppe o il culo di una donna?".
Non so bene a quel punto cosa risposi, ma il commento che Bimbi aggiunse lo ricordo benissimo. "Cecchetti comunque tenga presente che i fianchi di una donna sono l'abbraccio del mondo", e questo lo disse con l'espressione di chi esce da una discussione fatta tanto per ridere ed inizia un discorso che sa può dare frutti, immagini e passioni.
Concluse guardandomi con quella sua aria un pò da presa per il culo ed un pò da imbarazzato, un'espressione che ho sempre trovato in lui quando mi rivolge la parola. L'espressione di chi sa di poter fare grandi e buone osservazioni ma che è sempre attento a non cadere nella retorica e prendersi troppo sul serio, perchè sà che qualunque tipo di presunzione renderebbe ogni parola falsa, e solo una sana modestia può rendere vere le sue frasi; perchè, per esempio, anche le persone tanto superbe, gli piaccia o no, hanno bisogno di andare tutti i giorni al gabinetto come ogni altra persona, bella o brutta che sia.

İnsomma, per tornare al discorso, i fianchi sono l'abbraccio del mondo.
Questo avrei da aggiungere.

domenica 9 marzo 2008

QUANDO DİO Sİ È İNNAMORATO.

"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura".


Non poteva che esere una donna all'apice della creazione.
Dio che doveva nascere in terra, lui che conosceva l'eternità e che dall'eternità stava aspettando di far nascere se stesso sulla terra, dovette chiedere, e ci tengo a ripetere, chiedere, ad una donna se potesse essere sua madre; cioè lui che era il padre ed il generatore di tutto aveva trovato una donna tanto bella da voler smettere di essere padre e generatore ma diventare figlio generato da qualcuno di tanto bello.
Ogni bambino si innamora della propria madre; da bambini tutti abbiamo detto almeno una volta che da grandi avremmo sposato nostra mamma. Dio stesso era tanto innamorato di una donna che decise di diventarne figlio; di averne paura se veniva guardato male da lei; da lei sgridato`da lei portato in braccio.
Solo una donna avrebbe potuto contenere in se tutto l'eterno.
Ma devo sottlinera che Maria ha detto si.
Avrebbe potuto dire di no.
Una donna ha fatto tremare anche Dio. Sappiamo bene come ci sentiamo quando chiediamo un si di una donna, ed anche l'uomo più sicuro di se sa che in quella situazione può diventare nulla davanti alla parola di una donna.
Maria avrebbe benissimo potuto dire di no e Dio essere rifiutato come tutti gli uomini; solo una donna quindi ha potuto far tremare Dio davanti alla sua decisione.
Anche Dio ha tremato davanti ad una donna e solo una donna avrebbe potuto farlo tremare.
Anche lui ha dovuto aspettare per un si o per un no di quella donna che lui stesso riteneva così perfetta da voler essere generato da lei.
İo me lo immagino, li che si morde le unghie incerto, 'dirà di si?', non era tanto abituato Dio a dover chiedere, ma davanti ad una donna anche lui ha dovuto fermarsi e se la risposta fosse stata un no, avrebbe dovuto accettatare ed in silenzio ritirarsi.

Che si creda o no nelle religioni poco importa. Davanti ad una storia come questa si può benissimo essere atei e sapere quanto tutto questo sia vero.

Donne, solo nella vostra perfezione poteva racchiudersi e generarsi tutto l'eterno.

Per questo la cosa più volgare, la più brutta, come sapeva Delacroix, è proprio una donna che rovina la sua bellezza; che vuole abbellirsi invece di essere semplicmente bella per come può essere; fa male vederne così tante in giro; vedere che sono la maggioranza.

Siete belle.
Siatelo sempre.

mercoledì 5 marzo 2008

FİNİTA LA LEZİONE.

Chiedo scusa se non copio quello che avevo scritto sula carta.









Una volta finito di scrivere queste pagine, passati pochi minut, ho incontrato questa poesia di Pasolini.
Credo che le poesie parlino proprio perchè sanno arrivre quando devono, anche se sono state scritte a secoli di distanza o in altri continenti.


Alla mia nazione

"Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo."


-Pier Paolo Pasolini-

OTTİMİSTA A PROPOSİTO DEL NULLA.

So che comincio ad uscire da quello che doveva essere l'argomento di questo blog.
Ma oggi permettetemi questo video che non si allontana da quell'argomento.


lunedì 25 febbraio 2008

POTERE ED ARTE; ARTİSTA E PUBBLİCO; ARTİSTA ED ARTİSTA.

Glenn Gould Interviews Glenn Gould about Glenn Gould
by Glenn Gould Copyright/Source


From High Fidelity, February 1974.

glenn gould: Mr. Gould, I gather that you have a reputation as a -- well, forgive me for being blunt, sir -- but as a tough nut to crack, interview-wise?

GLENN GOULD: Really. I've never heard that.

g.g: Well, it's the sort of scuttlebutt that we media types pick up from source to source, but I just want to assure you that I'm quite prepared to strike from the record any question you may feel is out of line.

G.G.: Oh, I can't conceive of any problems of that sort intruding upon our deliberations.

g.g.: Well then, just to clear the air, sir, let me ask straight out: Are there any off-limit areas?

G.G.: I certainly can't think of any -- apart from music, of course.

g.g.: Well, Mr. Gould, I don't want to go back on my word. I realize that your participation in this interview was never contractually confirmed, but it was sealed with a handshake.

G.G.: Figuratively speaking, of course.

g.g.: Of course, and I had rather assumed that we'd spend the bulk of this interview on musically related matters.

G.G.: Well, do you think it's essential? I mean, my personal philosophy of interviewing -- and I've done quite a bit of it on the air, as you perhaps know -- is that the most illuminating disclosures derive from areas only indirectly related to the interviewee's line of work.

g.g.: For example?

G.G.: Well, for example, in the course of preparing radio documentaries, I've interviewed a theologian about technology, a surveyor about William James, an economist about pacifism and a housewife about acquisitiveness in the art market.

g.g.: But surely you've also interviewed musicians about music?

G.G.: Well, yes, I have, on occasion, in order to help put them at ease in front of the mike. But it's been far more instructive to talk with Pablo Casals, for example, about the concept of the Zeitgeist, which, of course, is not unrelated to music --

g.g.: Yes, I was just going to venture that comment.

G.G.: Or to Leopold Stokowski about the prospect for interplanetary travel, which is -- I think you'll agree, and Stanley Kubrick notwithstanding -- a bit of a digression.

g.g.: Well, this does pose a problem, Mr. Gould, but let me try to frame the question more affirmatively. Is there a subject you'd particularly like to discuss?

G.G.: Well, I hadn't given it much thought, really -- but, just off the top, what about the political situation in Labrador?

g.g.: Well, I'm sure that could produce a stimulating dialogue, Mr. Gould, but I do feel that we have to keep in mind that HIGH FIDELITY is edited primarily for a U.S. constituency.

G.G.: Oh, quite. Well, in that case, perhaps aboriginal rights in western Alaska would make good copy.

g.g.: Yes. Well, I certainly don't want to bypass any headline-grabbing areas of that sort, Mr. Gould, but since HIGH FIDELITY is oriented toward a musically literate readership, we should, I think, at least begin our discussion in the area of the arts.

G.G.: Oh, certainly. Perhaps we could examine the question of aboriginal rights as reflected in ethnomusicological field studies at Point Barrow.

g.g.: Well, I must confess I had a rather more conventional line of attack, so to speak, in mind, Mr. Gould. As I'm sure you're aware, the virtually obligatory question in regard to your career is the concert-versus-media controversy, and I do feel we must at least touch upon it.

G.G.: Oh, well, I have no objections to fielding a few questions in that area. As far as I'm concerned, it primarily involves moral rather than musical considerations in any case, so be my guest.

g.g.: Well, that's very good of you. I'll try to make it brief, and then, perhaps, we can move further afield.

G.G.: Fair enough!

g.g.: Well now, you've been quoted as saying that your involvement with recording -- with media in general, indeed -- represents an involvement with the future.

G.G.: That's correct. I've even said so in the pages of this illustrious journal, as a matter of fact.

g.g.: Quite so, and you've also said that, conversely, the concert hall, the recital stage, the opera house, or whatever, represent the past -- an aspect of your own past in particular, perhaps, as well as, in more general terms, music's past.

G.G.: That's true, although I must admit that my only past professional contact with opera was a touch of tracheitis I picked up while playing the old Festspielhaus in Salzburg. As you know, it was an exceedingly drafty edifice, and I --

g.g.: Perhaps we could discuss your state of health at a more opportune moment, Mr. Gould, but it does occur to me -- and I hope you'll forgive me for saying so -- that there is something inherently self-serving about pronouncements of this kind. After all, you elected to abandon all public platforms some -- what was it? -- ten years ago?

G.G.: Nine years and eleven months as of the date of this issue, actually.

g.g.: And you will admit that most people who opt for radical career departures of any sort sustain themselves with the notion that, however reluctantly, the future is on their side?

G.G.: It's encouraging to think so, of course, but I must take exception to your use of the term "radical." It's certainly true that I did take the plunge out of a conviction that given the state of the art, a total immersion in media represented a logical development -- and I remain so convinced. But, quite frankly, however much one likes to formulate past-future equations, the prime sponsors of such convictions, the strongest motivations behind such "departures," to borrow your term, are usually related to no more radical notion than an attempt to resolve the discomfort and inconvenience of the present.

g.g.: I'm not sure I've caught the drift of that, Mr. Gould.

G.G.: Well, for instance, let me suggest to you that the strongest motivation for the invention of a lozenge would be a sore throat. Of course, having patented the lozenge, one would then be free to speculate that the invention represented the future and the sore throat the past, but I doubt that one would be inclined to think in those terms while the irritation was present. Needless to say, in the case of my tracheitis at Salzburg, medication of that sort was --

g.g.: Excuse me, Mr. Gould, I'm sure we will be apprised of your Salzburg misadventures in due course, but I must pursue this point a bit further. Am I to understand that your withdrawal from the concert stage, your subsequent involvement with media, was motivated by the musical equivalent of a -- of a sore throat?

G.G.: Do you find that objectionable?

g.g.: Well, to be candid, I find it utterly narcissistic. And to my mind, it's also entirely at odds with your statement that moral objections played a major role in your decision.

G.G.: I don't see the contradiction there -- unless, of course, in your view discomfort per se ranks as a positive virtue.

g.g.: My views are not the subject of this interview, Mr. Gould, but I'll answer your question, regardless. Discomfort per se is not the issue; I simply believe that an artist worthy of the name must be prepared to sacrifice personal comfort.

G.G.: To what end?

g.g.: In the interests of preserving the great traditions of the musical -- theatrical experience, of maintaining the noble tutorial and curatorial responsibilities of the artist in relation to his audience.

G.G.: You don't feel that a sense of discomfort, of unease, could be the sagest of counsellors for both artist and audience?

g.g.: No, I simply feel that you, Mr. Gould, have either never permitted yourself to savour the --

G.G.: -- ego gratification?

g.g.: -- The privilege, as I was about to say, of communicating with an audience --

G.G.: -- from a power-base?

g.g.: -- from a proscenium setting in which the naked fact of your humanity is on display, unedited and unadorned.

G.G.: Couldn't I at least be allowed to display the tuxedoed fallacy, perhaps?

g.g.: Mr. Gould, I don't feel we should allow this dialogue to degenerate into idle banter. It's obvious that you've never savoured the joys of a one-to-one relationship with a listener.

G.G.: I always thought that, managerially speaking, a twenty-eight-hundred-to-one relationship was the concert-hall ideal.

g.g.: I don't want to split statistics with you. I've tried to pose the question with all candour, and --

G.G.: Well then, I'll try to answer likewise. It seems to me that if we're going to get waylaid by the numbers game, I'll have to plump for a zero-to-one relationship as between audience and artist, and that's where the moral objection comes in.

g.g.: I'm afraid I don't quite grasp that point, Mr. Gould. Do you want to run it through again?

G.G.: I simply feel that the artist should be granted, both for his sake and for that of his public -- and let me get on record right now the fact that I'm not at all happy with words like "public" and "artist"; I'm not happy with the hierarchical implications of that kind of terminology -- that he should be granted anonymity. He should be permitted to operate in secret, as it were, unconcerned with -- or, better still, unaware of -- the presumed demands of the marketplace -- which demands, given sufficient indifference on the part of a sufficient number of artists, will simply disappear. And given their disappearance, the artist will then abandon his false sense of "public" responsibility, and his "public" will relinquish its role of servile dependency.

g.g.: And never the twain shall meet, I daresay!

G.G.: No, they'll make contact, but on an altogether more meaningful level than that which relates any stage to its apron.

g.g.: Mr. Gould, I'm well aware that this sort of idealistic role swapping offers a satisfying rhetorical flourish, and it may even be that the "creative audience" concept to which you've devoted a lot of interview space elsewhere offers a kind of McLuhanesque fascination. But you conveniently forget that the artist, however hermetic his life-style, is still in effect an autocratic figure. He's still, however benevolently, a social dictator. And his public, however generously enfranchised by gadgetry, however richly endowed with electronic options, is still on the receiving end of the experience, as of this late date at least, and all of your neomedieval anonymity quest on behalf of the artist as zero, and all of your vertical panculturalism on behalf of his "public," isn't going to change that -- or at least it hasn't done so thus far.

G.G.: May I speak now?

g.g.: Of course. I didn't mean to get carried away, but I do feel strongly about the --

G.G.: -- about the artist as superman?

g.g.: That's not quite fair, Mr. Gould.

G.G.: -- or about the interlocutor as controller of conversations, perhaps?

g.g.: There's certainly no need to be rude. I didn't really expect a conciliatory response from you -- I realize that you've staked out certain philosophical claims in regard to these issues -- but I did at least hope that just once you'd confess to a personal experience of the one-to-one, artist-to-listener relationship. I had hoped that you might confess to having personally been witness to the magnetic attraction of a great artist visibly at work before his public.

G.G.: Oh, I have had that experience.

g.g.: Really?

G.G.: Certainly, and I don't mind confessing to it. Many years ago, I happened to be in Berlin while Herbert von Karajan led the Philharmonic in their first-ever performance of Sibelius's Fifth. As you know, Karajan tends -- in late romantic repertoire particularly -- to conduct with eyes closed and to endow his stick wielding with enormously persuasive choreographic contours, and the effect, quite frankly, contributed to one of the truly indelible musical-dramatic experiences of my life.

g.g.: You're supporting my contention very effectively indeed, Mr. Gould. I know, of course, that that performance, or at any rate one of its subsequent recorded incarnations, played a rather important role in your life.

G.G.: You mean because of its utilization in the epilogue of my radio documentary "The Idea of North"?

g.g.: Exactly, and you've just admitted that this "indelible" experience derived from a face-to-face confrontation, shared with an audience, and not simply from the disembodied predictability purveyed by even the best of phonograph records.

G.G.: Well, I suppose you could say that, but I wasn't actually a member of the audience. As a matter of fact, I took refuge in a glassed-in broadcast booth over the stage, and although I was in a position to see Karajan's face and to relate every ecstatic grimace to the emerging musical experience, the audience -- except for the occasional profile shot as he might cue left or right -- was not.

g.g.: I'm afraid you're splitting subdivided beats there, Mr. Gould.

G.G.: I'm not so sure. You see, the broadcast booth, in effect, represented a state of isolation, not only for me vis-à-vis my fellow auditors but vis-à-vis the Berlin Philharmonic and its conductor as well.

g.g.: And now you're simply clutching at symbolic straws.

G.G.: Maybe so but I must point out -- entre nous, of course -- that when it came time to incorporate Karajan's Sibelius Fifth into "The Idea of North," I revised the dynamics of the recording to suit the mood of the text it accompanied, and that liberty, surely, is the product of -- what shall I call it? -- the enthusiastic irreverence of a zero-to-one relationship, wouldn't you say?

g.g.: I should rather think it's the product of unmitigated gall. I realize, of course, that "The Idea of North" was an experimental radio venture -- as I recall, you treated the human voice in that work almost as one might a musical instrument --

G.G: That's right.

g.g.: -- and permitted two, three, or four individuals to speak at once on occasion.

G.G.: True.

g.g.: But whereas those experiments with your own raw material, so to speak, seem perfectly legitimate to me, your use -- or misuse -- of Herr von Karajan's material is another matter altogether. After all, you've confessed that your original experience of that performance was "indelible." And yet you blithely confess as well to tampering with what were, presumably, carefully controlled dynamic relationships --

G.G.: We did some equalizing, too.

g.g.: -- and all in the interest of --

G.G.: -- of my needs of the moment.

g.g.: -- which, however, were at least unique to the project at hand.

G.G.: All right, I'll give you that, but every listener has a "project at hand", simply in terms of making his experience of music relate to his life-style.

g.g.: And you're prepared to have similar unauthorized permutations practiced on your own recorded output by listener or listeners unknown?

G.G.: I should have failed in my purpose otherwise.

g.g.: Then you're obviously reconciled to the fact that no real aesthetic yardstick relates your performances as originally conceived to the manner in which they will be subsequently audited?

G.G.: Come to that, I have absolutely no idea as to the "aesthetic" merits of Karajan's Sibelius Fifth when I encountered it on that memorable occasion. In fact the beauty of the occasion was that, although I was aware of being witness to an intensely moving experience, I had no idea as to whether it was or was not a "good" performance. My aesthetic judgments were simply placed in cold storage -- which is where I should like them to remain, at least when assessing the works of others. Perhaps, necessarily, and for entirely practical reasons, I apply a different set of criteria on my own behalf, but --

g.g.: Mr. Gould, are you saying that you do not make aesthetic judgments?

G.G.: No, I'm not saying that -- though I wish I were able to make that statement, because it would attest to a degree of spiritual perfection that I have not attained. However, to rephrase the fashionable cliché, I do try as best I can to make only moral judgments and not aesthetic ones -- except, as I said, in the case of my own work.

g.g.: I suppose, Mr. Gould, I'm compelled to give you the benefit of the doubt --

G.G.: That's very good of you.

g.g.: -- and to assume that you are assessing your own motivations responsibly and accurately.

G.G.: One can only try.

g.g.: and given that, what you have just confessed adds so many forks to the route of this interview, I simply don't know which trail to pursue.

G.G.: Why not pick the most likely signpost, and I'll just tag along.

g.g.: Well, I suppose the obvious question is: If you don't make aesthetic judgments on behalf of others, what about those who make aesthetic judgments in regard to your own work?

G.G.: Oh, some of my best friends are critics, although l'm not sure I'd want my piano to be played by one.

g.g.: But some minutes ago, you related the term "spiritual perfection" to a state in which aesthetic judgment is suspended.

G.G.: I didn't mean to give the impression that such a suspension would constitute the only criterion for such a state.

g.g.: I understand that. But would it be fair to say that in your view the critical mentality would necessarily lead to an imperiled state of grace?

G.G.: Well now, I think that would call for a very presumptuous judgment on my part. As I said, some of my best friends are --

g.g.: -- are critics, I know, but you're evading the question.

G.G.: Not intentionally. I just don't feel that one should generalize in matters where such distinguished reputations are at stake, and --

g.g.: Mr. Gould, I think you owe us both, as well as our readers, an answer to that question.

G.G.: I do?

g.g.: That's my conviction; perhaps I should repeat the question.

G.G.: No, it's not necessary.

g.g.: So you do feel, in effect, that the critic represents a morally endangered species?

G.G.: Well now, the word "endangered" implies that --

g.g.: -- please, Mr. Gould, answer the question -- you do feel that, don't you?

G.G.: Well, as I've said, I --

g.g.: You do, don't you?

G.G.: [pause] Yes.

g.g.: Of course you do, and now I'm sure you also feel the better for confession.

G.G.: Hmm, not at the moment.

g.g.: But you will in due course.

G.G.: You really think so?

g.g.: No question of it. But now that you've stated your position so frankly, I do have to make mention of the fact that you yourself have by-lined critical dispatches from time to time. I even recall a piece on Petula Clark which you contributed some years back to these columns and which --

G.G.: -- and which contained more aesthetic judgment per square page than I would presume to render nowadays. But it was essentially a moral critique, you know. It was a piece in which I used Miss Clark, so to speak, in order to comment on a social milieu.

g.g.: So you feel that you can successfully distinguish between an aesthetic critique of the individual -- which you reject out of hand -- and a setting down of moral imperatives for society as a whole.

G.G.: I think I can. Mind you, there are obviously areas in which overlaps are inevitable. Let's say, for example, that I had been privileged to reside in a town in which all the houses were painted battleship grey.

g.g.: Why battleship grey?

G.G.: It's my favourite colour.

g.g.: It's a rather negative colour, isn't it?

G.G.: That's why it's my favourite. Now then, let's suppose for the sake of argument that without warning one individual elected to paint his house fire-engine red --

g.g.: -- thereby challenging the symmetry of the town planning.

G.G.: Yes, it would probably do that too, but you're approaching the question from an aesthetic point of view. The real consequence of his action would be to foreshadow an outbreak of manic activity in the town and almost inevitably -- since other houses would be painted in similarly garish hues -- to encourage a climate of competition and, as a corollary, of violence.

g.g.: I gather, then, that red in your colour lexicon represents aggressive behaviour.

G.G.: I should have thought there'd be general agreement on that. But as I said, there would be an aesthetic/moral overlap at this point. The man who painted the first house may have done so purely from an aesthetic preference, and it would, to use an old-fashioned word, be "sinful" if I were to take him to account in respect of his taste. Such an accounting would conceivably inhibit all subsequent judgments on his part. But if I were able to persuade him that his particular aesthetic indulgence represented a moral danger to the community as a whole, and providing I could muster a vocabulary appropriate to the task -- which would not be, obviously, a vocabulary of aesthetic standards -- then that would, I think, be my responsibility.

g.g.: You do realize, of course, that you're beginning to talk like a character out of Orwell?

G.G.: Oh, the Orwellian world holds no particular terrors for me.

g.g.: And you also realize that you're defining and defending a type of censorship that contradicts the whole post-Renaissance tradition of Western thought?

G.G.: Certainly. It's the post-renaissance tradition that has brought the Western world to the brink of destruction. You know, this odd attachment to freedom of movement, freedom of speech, and so on is a peculiarly Occidental phenomenon. It's all part of the Occidental notion that one can successfully separate word and deed.

g.g.: The sticks-and-stones syndrome, you mean?

G.G.: Precisely. There's some evidence for the fact that -- well, as a matter of fact, McLuhan talks about just that in the Gutenberg Galaxy -- that preliterate peoples or minimally literate peoples are much less willing to permit that distinction.

g.g.: I suppose there's also the biblical injunction that to will evil is to accomplish evil.

G.G.: Exactly. It's only cultures that, by accident or good management, bypassed the Renaissance which see art for the menace it really is.

g.g.: May I assume the U.S.S.R. would qualify?

G.G.: Absolutely. The Soviets are a bit rough-hewn as to method, I'll admit, but their concerns are absolutely justified.

g.g.: What about your own concerns? Have any of your activities violated these personal strictures and, in your terms, "menaced" society?

G.G.: Yes.

g.g.: Want to talk about it?

G.G.: Not particularly.

g.g.: Not even a quick for-instance? What about the fact that you supplied music for Slaughterhouse Five?

G.G.: What about it?

g.g.: Well, at least by Soviet standards, the film of Mr. Vonnegut's opus would probably qualify as a socially destructive piece of work, wouldn't you say?

G.G.: I'm afraid you're right. I even remember a young lady in Leningrad telling me once that Dostoyevsky, "though a very great writer, was unfortunately pessimistic."

g.g.: And pessimism combined with a hedonistic cop-out, was the hallmark of Slaughterhouse, was it not?

G.G.: Yes, but it was the hedonistic properties rather than the pessimistic ones that gave me a lot of sleepless nights.

g.g.: So you didn't approve of the film?

G.G.: I admired its craftsmanship extravagantly.

g.g.: That's not the same as liking it.

G.G.: No, it isn't.

g.g.: Can we assume, then, that even an idealist has his price?

G.G.: I'd much prefer it said that even an idealist can misread the intentions of a shooting script.

g.g.: You would have preferred an uncompromised Billy Pilgrim, I assume?

G.G.: I would have preferred some redemptive element added to his persona, yes.

g.g.: So you wouldn't vouch for the art-as-technique-pure-and-simple theories of Stravinsky, for instance?

G.G.: Certainly not. That's quite literally the last thing art is.

g.g.: Then what about the art-as-violence-surrogate theory?

G.G.: I don't believe in surrogates; they're simply the playthings of minds resistant to the perfectibility of man. Besides, if you're looking for violence surrogates, genetic engineering is a better bet.

g.g.: How about the art-as-transcendental-experience theory?

G.G.: Of the three you've cited, that's the only one that attracts.

g.g.: Do you have a theory of your own, then?

G.G.: Yes, but you're not going to like it.

g.g.: I'm braced.

G.G.: Well, I feel that art should be given the chance to phase itself out. I think that we must accept the fact that art is not inevitably benign, that it is potentially destructive. We should analyze the areas where it tends to do least harm, use them as a guideline, and build into art a component that will enable it to preside over its own obsolescence --

g.g.: Hmm.

G.G.: -- because, you know, the present position, or positions, of art -- some of which you've enumerated -- are not without analogy to the ban-the-bomb movement of hallowed memory.

g.g.: You surely don't reject protest of that kind?

G.G.: No, but since I haven't noticed a single ban-the-child-who-pulls-wings-from-dragonflies movement, I can't join it, either. You see, the Western world is consumed with notions of qualification; the threat of nuclear extinction fulfils those notions, and the loss of a dragonfly's wing does not. And until the two phenomena are recognized as one, indivisible, until physical and verbal aggression are seen as simply a flip of the competitive coin, until every aesthetic decision can be equated with a moral correlative, I'll continue to listen to the Berlin Philharmonic from behind a glass partition.

g.g.: So you don't expect to see your death wish for art fulfilled in your lifetime.

G.G.: No, I couldn't live without the Sibelius Fifth.

g.g.: But you are nevertheless talking like a sixteenth-century reformer.

G.G.: Actually, I feel very close to that tradition. In fact, in one of my better lines I remarked that --

g.g.: That's an aesthetic judgement if ever I heard one!

G.G.: A thousand pardons -- let me try a second take on that. On a previous occasion, I remarked that I, rather than Mr. Santayana's hero, am "the last puritan."

g.g.: And you don't find any problem in reconciling the individual conscience aspect of the Reformation and the collective censorship of the puritan tradition? Both motifs, it would seem to me, are curiously intermingled in your thesis and, from what I know of it, in your documentary work as well.

G.G.: Well, no, I don't think there's an inevitable inconsistency there, because at its best -- which is to say at its purest -- that tradition involved perpetual schismatic division. The best and purest -- or at any rate the most ostracized -- of individuals ended up in Alpine valleys as symbols of their rejection of the world of the plains. As a matter of fact, there is to this day a Mennonite sect in Switzerland that equates separation from the world with altitude.

g.g.: Would it be fair to suggest that you, on the other hand, equate it with latitude? After all, you did create The Idea of North as a metaphoric comment and not as a factual documentary.

G.G.: That's quite true. Of course, most of the documentaries have dealt with isolated situations -- Arctic outposts, Newfoundland outposts, Mennonite enclaves, and so on.

g.g.: Yes, but they've dealt with a community in isolation.

G.G.: That's because my magnum opus is still several drawing boards away.

g.g.: So they are autobiographical drafts?

G.G.: That, sir, is not for me to say.

g.g.: Mr. Gould, there's a sort of grim, I might even say gray, consistency to what you've said, but it does seem to me that we have come a rather long way from the concert-versus-record theme with which we began.

G.G.: On the contrary, I think we've performed a set of variations on that theme and that, indeed, we've virtually come full circle.

g.g.: In any event, I have only a few more questions to put to you, of which, I guess, the most pertinent would now be: Apart from being a frustrated member of the board of censors, is any other career of interest to you?

G.G.: I've often thought that I'd like to try my hand at being a prisoner.

g.g.: You regard that as a career?

G.G.: Oh, certainly -- on the understanding, of course, that I would be entirely innocent of all charges brought against me.

g.g.: Mr. Gould, has anyone suggested that you could be suffering from a Myshkin complex?

G.G.: No, and I can't accept the compliment. It's simply that, as I indicated, I've never understood the preoccupation with freedom as it's reckoned in the Western world. So far as I can see, freedom of movement usually has to do only with mobility, and freedom of speech most frequently with socially sanctioned verbal aggression, and to be incarcerated would be the perfect test of one's inner mobility and of the strength which would enable one to opt creatively out of the human situation.

g.g.: Mr. Gould, weary as I am, that feels like a contradiction in terms.

G.G.: I don't really think it is. I also think that there's a younger generation than ours -- you are about my age, are you not?

g.g.: I should assume so.

G.G.: - a younger generation that doesn't have to struggle with that concept, to whom the competitive fact is not an inevitable component of life, and who do program their lives without making allowances for it.

g.g.: Are you trying to sell me on the neotribalism kick?

G.G.: Not really, no. I suspect that competitive tribes got us into this mess in the first place, but, as I said, I don't deserve the Myshkin-complex title.

g.g.: Well, your modesty is legendary, of course, Mr. Gould, but what brings you to that conclusion?

G.G.: The fact that I would inevitably impose demands upon my keepers -- demands that a genuinely free spirit could afford to overlook.

g.g.: Such as?

G.G.: The cell would have to be prepared in a battleship-grey decor.

g.g.: I shouldn't think that would pose a problem.

G.G.: Well, I've heard that the new look in penal reform involves primary colours.

g.g.: Oh, I see.

G.G.: -- and of course there would have to be some sort of understanding about the air-conditioning control. Overhead vents would be out -- as I may have mentioned, I'm subject to tracheitis -- and, assuming that a forced-air system was employed, the humidity regulator would have to be --

g.g.: Mr. Gould, excuse the interruption, but it just occurs to me that since you have attempted to point out on several occasions that you did suffer a traumatic experience in the Salzburg Festspielhaus --

G.G.: Oh, I didn't meant to leave the impression of a traumatic experience. On the contrary, my tracheitis was of such severity that I was able to cancel a month of concerts, withdraw into the Alps, and lead the most idyllic and isolated existence.

g.g.: I see. Well now, may I make a suggestion?

G.G.: Of course.

g.g.: As you know, the old Festspielhaus was originally a riding academy.

G.G.: Oh, quite; I'd forgotten.

g.g.: And of course, the rear of the building is set against a mountainside.

G.G.: Yes, that's quite true.

g.g.: And since you're obviously a man addicted to symbols -- I'm sure this prisoner fantasy of yours is precisely that -- it would seem to me that the Festspielhaus -- the Felsenreitschule -- with its Kafka-like setting at the base of a cliff, with the memory of equestrian mobility haunting its past, and located, moreover, in the birthplace of a composer whose works you have frequently criticized, thereby compromising your own judgmental criteria --

G.G.: Ah, but I've criticized them primarily as evidence of a hedonistic life.

g.g.: Be that as it may. The Festspielhaus, Mr. Gould, is a place to which a man like yourself, a man in search of martyrdom, should return.

G.G.: Martyrdom? What ever gave you that impression? I couldn't possibly go back!

g.g.: Please, Mr. Gould, try to understand. There could be no more meaningful manner in which to scourge the flesh, in which to proclaim the ascendance of the spirit, and certainly no more meaningful metaphoric mise en scène against which to offset your own hermetic life-style, through which to define your quest for martyrdom autobiographically, as I'm sure you will try to do, eventually.

G.G.: But you must believe me -- I have no such quest in mind!

g.g.: Yes, I think you must go back, Mr. Gould. You must once again tread the boards of the Festspielhaus; you must willingly, even gleefully, subject yourself to the gales which rage upon that stage. For then and only then will you achieve the martyr's end you so obviously desire.

G.G.: Please don't misunderstand; I'm touched by your concern. It's just that, in the immortal words of Mr. Vonnegut's Billy Pilgrim, "I'm not ready yet."

g.g.: In that case, Mr. Gould, in the immortal words of Mr. Vonnegut himself, "So it goes."

İ have to thank the original site form where İ took "Glenn Gould Interviews Glenn Gould about Glenn Gould"by Glenn Gould Copyright/Source

http://www.collectionscanada.gc.ca/glenngould/028010-502.7-e.html

mercoledì 13 febbraio 2008

VİTA E DENUNCİA.

Denunciare!
Denunciare!
Dobbiamo denunciare!!!

Ed oggi il semplice atto di essere vivi è un enorme atto di denuncia!

Guardando l'arte comntemporanea, la maggior paerte del`'arte che si fa oggi, vorrei dire che mi viene da ridere.
İnvece mi viene da piangere; piango non per la visione che ho davanti- quella si che fa ridere- ma piango perchè sò quanto viene perso; quanta vita, quanta verità, quanta immaginazione, quanto desiderio vengono buttati via, in nome di una modernità e di una evoluzione che altro non è che servilismo ai potenti mezzi di consumo.
Le opere considerate più rivoluzionarie oggi non sono che banali immagini senza nessun desiderio se non quello di far sapere il nome di chi le ha fatte, e cosa peggiore di tutte, sono opere già accettate e digerite se non addirittura tacitamente o non consciamente volute dagli stessi poteri a cui vorrebbero andare contro.
Penso alle biennali. Quella di Venezia o quella di İstanbul che ho visto da poco.

Quei lavori conducono solo a persone che non sanno immaginare un altro mondo se non quello che gli è stato cucito addosso dal mondo dei consumi, dalla televisione, dalle multinazionali, dalla pubblicità, dalla moda o dai soldi.
İl loro distacco o la loro accusa alla massificazione di oggi, ha comunque bisogno di avere coordinate, e prendono quelle stesse coordinate da quegli stessi poteri, da quella stessa massificazione, che credono di evadere.
Se parlate con quelle persone, useranno tutti le stesse parole; parole di moda, parole che si deve usare se si vuole essere di quell'ambiente. Quindi sono muti perchè non dicono una parola, come Pasolini sapeva, una sola parola che non sia già prevista dall'alto.
Studiano la storia dell'arte, ma solo quella strettamente necessaria a confermare la loro visione, solo quella che dice cha hanno ragione.
Per loro la parola cultura non è "Il patrimonio delle conoscenze, dei comportamenti, dei gusti e dei bisogni spirituali di una comunità" come ha appena oggi scritto Vincenzo Cerami, ma è l'unico mondo che sono in grado di vedere, e cioè quello che gli è stato presentato come giusto.

Ma allora la mia denuncia in cosa consiste?
Una volta detto questo cosa dovrei dipingere?
Ho appena scritto che essere vivi è il più grande atto di denuncia, ma certo è che prima bisogna riuscire ad essere vivi, e forse ancora non lo sono abbastanza.
La strada che immagino sia quella giusta mi conduce ad una solitudine che credo patrimonio di quella società che ritengo sbagliata.
Quindi non intendo accettare la solitudine a cui sono costretto, ma ancora una volta non intendo nasconderla; volgio invece nominarla e quindi denunciarla; se non lo facessi diventerei io steso schiavo come gli schiavi di cui parlavo sopra.

C'è un gran bisogno di vita, di quella vita che ti riempie i polmoni e non ti fa mai sentire sicuro, ma ti fa stare bene anche se tremi.

Questo è quello che vorrei dipingere; non c'è separazione tra il parlare della vita ed impegnarsi nella denuncia; la distruzione della pittura è iniziata proprio quando si è smeso di pensare all`arte come un grande insieme di respiri, come lo stesso chredo sia la vita.

mercoledì 6 febbraio 2008

mercoledì 30 gennaio 2008

sabato 26 gennaio 2008

SOCİETÀ Dİ SCHİAVİ E PADRONİ.

"Uno degli aspetti pıù micidiali dell'attuale cultura, è di far credere che sia l'unica cultura. İnvece è solo la peggiore.
Gli esempi sono nel cuore di ognuno; ad esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni la settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare; come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto e della macchinetta?!
Mentre fino a ieri credevo mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: 'Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l'unica vita che ho! Perchè non ne ho un'altra, ho solo questa, e loro mi fanno andare a lavorare cinque volte, sei giorni la settimana, e mi lasciano un miserabile giorno per fare cosa? Come si fai in un giorno a costruire la vita?'
Allora intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella nella quale è prigioniero, perchè sennò un giorno anche se la porta sarà aperta lui non vorrà uscire; deve sempre pensare con una cosienza perfetta: 'Questi stanno rubandomi la vita! İn cambio di due milioni e mezzo al mese bene che vada, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile!'
Non capisco perchè un quadro di Van Gogh debba valere settantasette miliardi e un essere umano due milioni e mezzo al mese bene che vada.
Secondo me poi, siccome c'è un paramerto, che con le nuove tecnologie i profitti sono aumentati almeno cento volte, e allora il lavoro doveva diminuire almeno dieci volte! İnvece no, l'orario di lavoro è rimasto intatto.
Oggi so che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla natura!
Pensa alla cosa più bella che la natura propone, che è quella, mettiamo, di fare all'amore, no? İmmagina di vivere in un sistema sociale, economico, politico e culturale, in cui le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare all'amore otto ore al giorno; sarebbe una tortura.
E quindi perchè non deve essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole che fare all'amore, no?!
Per esempio il fatto che la gente debba andare a lavorare sei giorni alla settimana; certo c'ho il mitra alla nuca, lo faccio: faccio il discorso che: meglio leccare il pavimento o morire? Meglio leccare il pavimento.
Ma quello che è orrendo in questa cultura è che leccare il pavimento è diventata addirittura un'aspirazione! Capisci?!
Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare otto ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento! Capisci?!
Ma laddove la coscienza produce coscienza, tutto ciò è effettivamente mostruoso.

"Si vabè ma ormai è irreversibile la situazione" [Dice l'intervistatore].

"Si tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprime perchè è tipico dello schiavo, no?!
İl vero schaivo; il vero schiavo difende il padrone mica lo combatte; perchè lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede, quanto quello che non è più capace ad immaginarsi la libertà.
Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso, quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà stato di sicuro qualcuno come te che gli avrà detto: "Eeeh! Sono ventidue secoli che tutti dicono che è la Terra che gira intorno, mo arrivi te a dire quasta stronzata! E come farai a spiegarlo a tutti gli esseri umani?!" e lui ha detto: "Non è affar mio signori". "Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell'ordine delle cose!" Hai capito?!
Perchè tutto l'occidente vive in una area di beneficio, perchè sta rubando otto decimi dei beni del resto del mondo. Quindi noi non stiamo bene in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina, no! È un sistema politico che sa rubare otto decimi a tre quarti di mondo e che da un pò di benessere a un quarto di mondo che siamo noi. Quindi, signori miei, o ci si sveglia, o si fa finta di dormire, o bisigna accorgerci che siete tutti morti [ci tengo a precisare che personalmente direi siamo e non siete in questo caso. -Claudio-]; voglio precisare: l'uso, che si fa dell'industia, non l'industria, l'uso che si fa dell'industria è l'uso più sciatto e idiota che si potesse immaginare; non si può immaginare un uso più sciatto dell'industria, tanto è vero che sta distruggendo il pianeta, sta spargendo ossidi di piombo in tutte le città del mondo, sta creando cibi avvelenanti, sta facendo le peggio cose, sta facendo buchi nell'ozono, e tutti dicono: " Ah! Bisogna aiutare l'industria! L'industria! L' industria!" Hai capito?!
Capisci che è così idiota per esempio dire: "Che rapporto c'è fra la scelta di trenta marche di dentifricio e l'inquinamento?" Rapporto cento a cento. E se noi avessimo invece tre dentifrici uno migliore dell'altro con scritto davvero dentifricio uno, dentifricio due e dentifricio tre, gli altri ventisette non inquinerebbero il mondo.
İo ho parato del dentifricio per non parlarvi delle altre cose.
Perchè tutto, compreso te, è studiato per il profitto, non per la felicità dell'uomo. Perchè vedi per fare quello che fa l'industria dobbiamo uscire dalla vita, per fare anche il tuo lavoro bisogna uscire dalla vita, te ne accorgerai più avanti.
Nel senso che la vita è clandestina all'interno dell'atualle cultura."
-Silvano Agosti-

mercoledì 23 gennaio 2008

ALTRO DA DİRE.

"Limitatezza della storia, infinitá del mondo contadino"

-Pier Paolo Pasolini-

QUELLO CHE DOVEVO SCRİVERE TEMPO FA.

Arrivavo dopo almeno una settimana.
Stanco; per il viaggio, per lo zaino, per il sole di quei giorni, per la la vita fatta, per il poco mangiare.
Salivo le scale e facendolo mi vedevo salirle tutte le altre centinaia di volte.
Arrivato in cima, un angolo, una altro, un altro angolo, e finalmente dopo quel lungo labirinto, non solo di scale, ma di giorni, di pensieri, di immagini, di idee confuse e non realizzate, in fondo al corridoio davanti alla pora aperta, dopo cui non c'erano altre porte ma solo una piccola finestra da cui Zeytin usciva di nascosto quando ci riusciva, orgogliosa e timorosa, c'erano le sue braccia.
A volte non diceva nemmeno una parola; mi chiamava con le mani, con le braccia, con lo sguardo, dicendomi di correre ad abbracciarla; rimaneva sulla porta ma sembrava non potesse aspettare ancora un secondo per poterci abbracciare.
Quel gesto, sapere che dopo quell' angolo ci sarebbe stato quel chiamare di mani e sguardo, toglievano ogni stanchezza.
Ogni sete ed ogni logorio se ne andavano prima ancora che arrivassimo a toccarci.

Non lo so fare, ci provo e porprio non lo so fare; descriverla mentre sulla porta mi dice con le braccia di correre li da lei e' troppo difficile.

Ci stringevamo come chi vinalmente stanco trova un appoggio, e mi teneva forte dicendomi che le ero ancato tanto; ma le parole non servivano perche' arano i gesti a spiegarlo. Quell' abbraccio era di chi sente quasi che lo spazio non possa bastarle per potersi abbracciare dipiu', come se quell'abbraccio non potesse consumare tutto il suo bisogno arretrato di sentirsi tutti e due li; faceva venir voglia di essere piu' grandi per poterle dare dipiu' da abbracciare.

Ora tutto questo lo posso solo immaginare. Non chiederei altro ma ora posso solo pensarlo. Non so se potra' tornare. Ma anche se tornasse resta difficile il pensiero che sia una cosa passata.

İNSEGNARE İL MALE.

Si posso fare molte cose sbagliate.
Fin quando le fai a te stesso fanno male, quando le fai a persone di cui no ti frega niente e magari nemmeno te ne accorgi, allora si puo' essere tanto bestie da non pensarci pıu' di tanto e credere anche che non e' poi un gran male; ma quando i tuoi modi sbagliati di vivere diventano comuni anche nella vita di chi vuoi bene, allora e' la peggior ferita.
Non solo una ferita per te, per il dolore di sapere di aver fatto del male a chi vuoi bene, il pensiero di averla allontanata ancora dipiu' e di averle lasciato solo la tua parte peggiore; ma una ferita per la realta' intera.
Non prendetemi per esagerato.
La persona a cui vuoi piu' bene puo' abituarsi tanto alle tue compulsioni da accorgersi di non vivere liberamente il rapporto con gli altri.
Non me lo sarei aspettato.
La ferita maggiore quindi non e' quella fatta a se stessi e nemmeno quella fatta a chi vuoi bene, ma quella insegnata a chi vuoi bene.

sabato 12 gennaio 2008

PAUSA

Da quando sono arrivato a İstanbul a gennaio, penso di continuo a scrivere qui una cosa, ma continuo a rimandare. Anche oggi dovró rimandare per il solito motivo: sono in ritardo.
Quindi scrivo giusto queste due righe per dire a chi legge che se per ora ho scritto poco non é perché non voglia, anzi, voglio farlo prima possibile ma sto remando contro.

martedì 8 gennaio 2008

POTERE COME MENZOGNA SOCİALE.

İl potere e' strettamente legato alla menzogna.
Piu' e' forte e sorattutto costrittivo il potere sociale, pıu' la menzogna sara' grande e necessaria per mantenerlo; probabilmente fino a diventare una cosa sola.

La verita', ed intendo verita' a qualsiasi livello si possa pensare, e' quindi la strada per essere finalmente liberi da ogni autorita' costituita.

domenica 6 gennaio 2008

NUOVE FOTO Dİ VECCHİ DİSEGNİ.










Era passato tanto tempo, circa cimque anni, da quando avevo visto questi disegni.
Mi parevano tanto belli; ero convinto che riguardarli mi avrebbe dato soddisfazione ma ora invece non ci trovo tanto di buono da guardare.