mercoledì 31 marzo 2010

Disegno, Berger, Elkins e Giacometti.

Gli artisti contemporanei, quelli di arte video, di installazioni, arte concettuale o altro, non sanno ammettere che il disegno è ancora necessario, essenziale, per il loro lavoro; probabilmente non vogliono accettare che l'insegnamento artistico continua a fondarsi sul disegno, che non è stato sostituito da niente altro.
Per loro, la parola scritta è tutto quello di cui hanno bisogno per coltivare la loro arte, se non addirittura insegnarla.
Le lettere delle parole, però, sono come file di piccole camicie di forza a cofronto della corposa sensazione di significato racchiusa in un tratto di disegno.

Ma parliamo più chiaramente del disegno.

Prima di evolvere nella scoperta di qualcosa che è visibilmente lì, era un modo di rivolgersi a quel che è assente, di farlo apparire.
Per come si intende, o fraintende, oggi, il disegno è quello che veniva fatto nel Rinascimento soltanto, o comunque è da li che ha inizio, quando i primi disegni vengono accettati come opere degne di essere comprate e vendute.
In realtà, il disegno è antico come il canto. Dura, come il canto e la danza, da 20.000 anni e come il canto e la danza è essenziale all'energia che ci rende umani.
Quando scriviamo, prendiamo in mano una penna e la assoggettiamo alla nostra esigenza di lasciare lettere su un foglio di carta. Tutti i disegni, invece, sono una collaborazione; la matita o la penna che usiamo, hanno voce quasi quanto noi; dobbiamo prepararle, accordarci con loro: e come sappiamo, ogni accordo, anche in senso musicale, riguarda una tensione.
Senza tensione non c'è disegno valido. Questa tensione viene dalla resistenza delle cose a lasciarsi disegnare.
L'arte è una forma di reisitenza secondo molti.
Io sono tra questi.
Parlaimo quindi di accordi, di tensione , di resistenza e, vorrei aggiungere per corenza, di distanza.
Senza distanza non ci sarebbe niente.
Ovviamente parlando di spazio, parliamo anche di presenza ed assenza.
Assenza però non vuol dire lontana distanza, ma, non visibilmente qui; c'è poi la questione di come essere invisibilmente qui.
Cosa c'entra allora Giacometti? Perchè le sue figure, molto spesso descritte come sul punto di sparire, cosa che spesso facevano letterlamente, sono in realtà più presenti di molte altre. Irriducibilmente lì, la loro essenza decide la loro presenza.
Più le figure si riducono, più lo spazio che le circonda è carico della loro presenza. La carica spaziale della presenza è per Giacometti la più grande preoccupazione della sua arte.
Ogni immagine occupa lo spazio che la circonda ed è per questo che non hanno contorni. Se quel che circonda una figura è 'sfondo', questa figura sarà sicuramente morta. Quello che la circonda è la 'ricettività' della sua presenza ed energia.
Se quindi la linea di un disegno è tesa, crea tensione da intrambe i suoi lati.
Ogni essere vivente, vive della propria ressitenza fisica.
Disegnare bene qualcosa è toccarne la resistenza.
Disegnare, voglio dire, è un'attività il cui scopo è riconoscere e forse conciliare un'apparente contraddizione tra presenza e assenza.
Disegnare è implicare quello che non ci sarà più quando in seguito guarderemo il disegno. Il disegno parla di una compagnia che, aldilà del disegno o fuori da esso, diventerà molto in fretta, o alla fine, invisibile. Per questo il disegno, anche se comprende o cerca di comprendere una presenza, riguarda un'assenza.
Ma quel che è assente dov'è? Qui, ma, separato dal disegno, invisibile.
I disegni da Giacometti a Rembrandt, non si lamentano della distanza, ma rispondono con una sola parola: QUI.
E questo non è qualcosa di discutibile solo in arte e quindi arbitrario; non parliamo di un concetto chiamato Disegno. Il riferimento è a quella struttura essenziale dell'animo umano senza la quale non ci sarebbe nessuna distanza. I disegni offrono accoglienza a quell'invisibile compagnia che è semre accanto a noi.
Per questo trovo insensato chi ha bisogno dell'astrattismo o dell'informale per dipingere l'invisibile; e per questo trovo altrettanto insensati i film tridimensionali.
Insensati per chi vuole essere coerente ma perfettamente sensati per chi ha un tornaconto a promuovere un prodotto invece di fare arte.

1 commento:

filippo ha detto...

bravo claudıo


poesıa poesıa poesıa e dıre chıaramente cıo che sı pensa
resıstere... e poı
ma chıssseee neeefrega deı batracı ıtalıanı
sursum corda
fılıppo lıllonı